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Apr 2020

#hounadomanda – mio figlio non vuole fare i compiti

Aprile 16, 2018 ansia, apprendimento, bambini, bambino, classe, cognitivo-comportamentale, comportamenti, concentrazione, diagnosi, difficoltà, disturbi specifici dell'apprendimento, dsa, dsa parma, educazione, emozioni, insegnanti, libri, pedagogia, potenziamento, psicologia, scuola, Senza categoria, studiare, sviluppo , , , , , , , , , ,

Il ruolo dei compiti è spesso dibattuto, c’è chi sostiene siano fondamentali e chi invece li reputa inutili. Non volendo entrare qui nel merito di questo dibattito bisogno però ammettere che è prassi comune a quasi tutte le scuole italiane quella di dare dei compiti da svolgere a casa ai bambini.

Spesso questi compiti a casa creano un elevato livello di conflitto tra genitori ed i figli. I motivi sono molteplici, bisogna tenere in considerazione aspetti di funzionamento cognitivo (le competenze che il bambino ha), emotivo e soprattutto le dinamiche relazionali tra genitori e figli (spesso nel momento dei compiti si attivano richieste d’attenzione disfunzionali a cui i genitori danno attenzione, creando un circolo vizioso destinato a non terminare mai).

Ogni situazione è differente dalle altre e necessita di essere considerata nella sua specificità, se necessario accompagnati in questo processo da uno specialista, ma vi sono alcune “buone prassi” che possono essere di giovamento tutte le situazioni:

  • Minimizzare le possibilità di distrazioni: individuare un luogo ed un momento nel quale si possano fare i compiti con tranquillità (ad esempio: il pomeriggio e non la sera dopo cena, senza la TV o altri dispositivi accesi).
  • I genitori devono convincersi che i compiti non devono essere perfetti: i quaderni dei compiti a casa sono spesso fogli con una sequenza interminabile di esercizi perfetti, evidentemente corretti (o svolti) dai genitori. La correzione dei compiti è ruolo dell’insegnante, non del genitore, che deve solo dare una mano in caso di necessità (preferibilmente quando richiesto dal bambino).
  • Attendere i tempi del figlio: spesso i bambini hanno tempi più lenti nello svolgere le attività rispetto agli adulti. Rispettarli è fondamentale per renderli autonomi, ciò richiede però grande autocontrollo da parte degli adulti nel non anticiparli o, ancor peggio, sostituirsi a loro. Ciò vale per lo svolgimento di un compito come per tutte le routine riguardanti la scuola.
  • Avere come obbiettivo ultimo l’autonomia: i bambini dovrebbero raggiungere gradualmente un livello di autonomia tale per cui siano in grado di svolgere i compiti da soli, chiedere l’aiuto del genitore quando ne hanno bisogno (e quindi saper riconoscere quando effettivamente ne necessitano piuttosto che quando desiderano provare a svolgere un esercizio da soli), saper consultare il diario correttamente, sapersi “fare lo zaino” scegliendo i libri in base alle materie da portare a scuola per il giorno successivo.
    Ciò avviene gradualmente, il primo obbiettivo potrebbe essere quello di far fare la cartella da solo al bambino, sorvegliando soltanto, senza intervenire (ed aspettandoci che possa capitare il bambino vada a scuola con i libri sbagliati, questo non sarà un dramma e non deve esser fatto pesare al figlio come un errore gravissimo). Un altro primo obbiettivo può essere quello di far consultare il diario al bambino, senza “strappaglielo di mano” ed attendendo con pazienza che individui la pagina di quel giorno (sapendo già che, sì, ci metterà molto tempo, ma sarà anche attivo esecutore del processo, non mero spettatore).

“Ciao, sono Giulio. 41 anni. Due lauree. Una figlia in prima elementare. Dopo averle fatto fare i compiti, mia moglie li ricontrolla.” (Ftzj)

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