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Apr 2020

CYBERBULLISMO GIOVANILE

Aprile 26, 2018 educazione, pedagogia, psicologia, scuola, sviluppo , , , , , , , , , , , , , ,

Nel 2017, riferisce la Polizia postale, i casi di denuncia nei confronti del bullismo giovanile sono stati 354:

116 denunce per ingiurie e molestie,

87 casi di diffamazione tramite canali social,

123 casi di stalking,

28 minorenni denunciati per cyberbullismo.

 

Una ricerca della Sapienza e del Moige (Movimento Italiano Genitori) ha dimostrato che sette ragazzi adolescenti su dieci ritiene che le vittime di bullismo debbano parlare sì, ma solo con il gruppo dei pari, non con genitori, insegnanti o adulti di riferimento.

La figura dell’adulto non viene vista come qualcuno che possa aiutare, capire ed intervenite, ma come estranei che non devono sapere troppe informazioni personali.

Questa situazione non è produttiva, i ragazzi restano soli ad affrontare situazioni difficili, vittime di attacchi più o meno frequenti.

I giovani faticano ancora ad avere consapevolezza della gravità delle trasgressioni sul web, considerato luogo di svago e passatempo (solo 2 ragazzi su 10 utilizza la tecnologia per studio/lavoro, mentre 9 su 10 ne ha solamente un uso social).

L’accessibilità al web sta subendo un aumento esponenziale, bambini e ragazzi risultano sempre più “connessi” e la conseguenza è un aumento dei rischi che possono correre; rischi legati anche ad un fenomeno in costante diffusione: il cyberbullismo.

Con questo termine ci si riferisce ad atti aggressivi, prevaricanti o molesti compiuti tramite strumenti telematici in cui non è necessaria una ripetizione costante, ma può verificarsi anche un solo episodio grave e violento.

Nel bullismo le figure coinvolte sono di solito il bullo (colui che emette atti di prevaricazione), la vittima (colui che subisce determinate situazioni) e gli osservatori (coloro che assistono agli episodi di bullismo, senza partecipare e senza denunciare).

I così detti osservazioni nelle situazioni di cyberbullismo aumentano e di moltiplicano poiché il web ha la capacità di raggiungere un numero elevatissimo di contatti; le condivisioni di commenti, foto o video si espandono con difficoltà di rimozione da parte degli organi preposti.

Ciò che viene detto, pubblicato e scritto su Facebook resterà nel web o, se non completamente, almeno una piccola traccia!!!

Risulta essere necessario puntare su interventi di prevenzione: prevenzione e formazione sono gli strumenti più efficaci per consentire ai giovani di navigare in rete con prudenza. I genitori devo essere informati sui mezzi possibili per proteggere i figli dai rischi del web. Importante è creare un ambiente accogliente in famiglia, così da poter costruire rapporti basati sul dialogo e l’ascolto (facile a dirsi, più difficile da applicare nella vita frenetica di tutti i giorni). Vengono create e diffuse sempre più campagne di prevenzione al bullismo che coinvolgono studenti, genitori ed insegnati, perché creare una rete di sostegno che comunica in modo positivo può aiutare ad individuare situazioni di pericolo o disagio.

Aiutiamo i ragazzi a diventare fruitori di internet consapevoli e preparati in caso di bullismo, violenza e rischi, capaci di chiedere aiuto e consiglio a figure competenti ed accoglienti.

Nell’ambito della campagna per la lotta al bullismo “smonta il bullo” è stato istituito un numero verde 800 66 96 96 a cui rispondevano operatori qualificati che ricevevano segnalazioni di atti di bullismo, fornendo informazioni sul fenomeno e consigliando comportamenti possibili da tenere in situazioni critiche.

Ho giurato di non stare mai in silenzio, in qualunque luogo e in qualunque situazione in cui degli esseri umani siano costretti a subire sofferenze e umiliazioni. Dobbiamo sempre schierarci. La neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima. Il silenzio aiuta il carnefice, mai il torturato.

(Wiesel)

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